Maledetti pignoli nullafacenti-1

Per prendere la mia Vespa all’aeroporto e sdoganarla servirebbero,in teoria,pochi documenti e non troppo tempo.Domenica 1 Novembre carico di fiducia e gia impaziente di sentire lo scoppiettare della mia Vespa mi dirigo all’aeroporto.Si comincia malissimo,i depositi dei cargo si trovano ad un paio di Km dallo scalo passeggeri e mi tocca prendere un altro taxi-e spendere altri 100 bath- per arrivarci.Il terminal dei cargo e qualcosa di gigantesco,enormi capannoni si ergono qua e la,e qui si consumera tutta la mia pazienza.Intanto per entrare nell’area riservata devo avere un cartellino particolare,quindi torno a piedi all’ingresso,oltre un chilometro,pago e ho il permesso giornaliero,ritorno per entrare e mi dirigo all’ufficio della Thai cargo.Da qui andiamo in un altro ufficio,e per capire le dimensioni dell’edificio,all’interno dei corridoi i dipendenti si muovono in bicicletta.

Altri chilometri,prendo l’unico plico di documenti che riusciro a prendere in tutto il giorno,torniamo all’ufficio Thai,da qui al Custom office ad un altro chilometro di distanza.Ci sono una decine di persone in tutto l’ufficio,che anche se non funziona a pieno regime e comunque semi-aperto.Due dormono beatamente sulle scrivanie,uno si e portato moglie e figlia appresso,due giocano al famoso gioco delle bolle sul PC e gli altri guardano un incontro di Thai box alla TV.Chiedo,gli rompo le palle,mi mandano un po’ ovunque per l’edificio finche non mi rimane che tornare alla Thai cargo e chiedere cosa devo fare.Mi dicono che devo tornare al Custom office,registrare il veicolo e poi tornare da loro.Pur insistendo all’ufficio della Thai non c’e nulla da fare,li mando a quel paese e mi tocca tornare il giorno successivo.

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Fuori dal Nepal

Smontata la Vespa il 28 ed imballatala per bene,il 30 tocca a me partire.La sera del 29 esco per l’ultima volta con gli amici giapponesi,si finisce per far tardi e cosi,una volta arrivato a casa di Giulia e Marzia la porta di casa e chiusa da un semplice listello,mannaggia.Non mi perdo d’animo e per 2 ore,fino alle 2 di notte,cerco con ostinazione di aprire la porta,ovviamente senza sfondarla.Alle 2 rinuncio,mi faccio una ragione che mi tocchera dormire fuori(non mi sembra il caso di svegliarle,vista la loro gentilezza nell’ospitarmi) e visto che non e la prima volta non ne vedo il problema.Fa pero freddo e mi tocchera buttarmi nel ripostiglio,ma non riusciro a prendere sonno in ogni caso,forse perche ogni tanto un topo di medie dimensioni mi passa davanti e non mi sento tranquillo a dormire….
Alle 6 mi vedo costretto a svegliare Marzia,facciamo colazione e dopo aver preso un taxi sono pronto a partire.Arrivo a Bangkok in perfetto orario,non posso pero ritirare subito la Vespa perche invece di partire il 29 e partita il mio stesso giorno nel pomeriggio.Calcolando che Sabato e il giorno di festa thailandese non mi resta che immagazzinare tutto l’ottimismo che posso e andare all’aeroporto il 1 Novembre per prendere la Vespa.

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Incontri-2

L’arrivo di Yucari a Kathmandu mi permette di avere del tempo totalmente libero e da solo,lei ed Aoi possono cosi passare le giornate “tra ragazze” ed io posso usare la mia Vespetta in giro per Kathmandu senza preoccupazioni.In una delle mie gite fuori porta supero una Bajaj (simil-Vespa indiana per chi non lo sapesse) con a bordo una coppia palesemente europea e due zaini di montagna dietro.Li seguo per un po’ e dato che vanno nella mia stessa direzione decido di fare due chiacchere per strada(si va piano,non pensate) e scopro che sono spagnoli.Scambiate due parole ci fermiamo a fare colazione e facciamo conoscenza.Estella e Miguel vengono da Barcellona,arrivati a Dehli hanno deciso di comprare per 120 euro una Bajaj e con questa venire in Nepal.Do un’occhiata veloce alla loro “Vespa” e gli dichiaro le mie perplessita,secondo la mia opinione sarebbe quasi tutto da cambiare e in un minuto trovo mille difetti.Tutte le regolazioni di frizione e freni sarebbero da rifare,la ruota dietro “balla” e quella davanti pure.Mi dicono di non preoccuparmi,ha gia fatto oltre 3000 Km senza gravi problemi e partiamo.Dopo 10 minuti le mie previsioni diventano realta quando ci fermiamo a lato di una strada in costruzione,quindi piena di polvere.Sembrerebbe un problema da nulla.Il cavo della frizione si e mollato,glielo rimetto a posto,questa volta con la giusta regolazione,e tutto pare finito.Appena mette la prima pero la Vespa strattona e si spegne.NOOOOOOOO

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Chiunque ne capisce un po’ di Vespe avrebbe detto questo.Provo l’ultimo tentativo,cioe regolare la frizione molto molto dura ma capisco che il problema e un’altro,cioe i dischi frizione.Non li ho con me e gli spiego che anche volendo per cambiarli mi servirebbe un attrezzo apposito;partendo col motore nuovo (grazie Luca e OFFICINA TONAZZO) non ho ne i dischi,ne gli attrezzi.Gli spiego il problema (grazie Edoardo “Eddy” Bertero,altrimenti sia io che loro eravamo a piedi) e non posso abbandonare due quasi-vespisti.Con estella andiamo a cercare i dischi frizione.Come immaginavo non ci riusciamo,per trovarli dovremmo rientrare a Kathmandu-a 15 Km- ma per lo meno rimedio un disco frizione “da esempio” che gli tornera utile.Guidare la Bajaj e ancora possibile,l’unico vero problema rimane nel traffico e ci diamo appuntamento per la sera successiva a Thamel.

Il giorno dopo riusciranno a risolvere il rpoblema,che si scopre non essere solo i dischi frizione ma anche un piccolo “ingranaggio” che separa i due dischi.Per le strade di Thamel faccio anche un’altro strano incontro,Sato!Lo avevo incontrato all’ambasciata pakistana a Tehran,lo avevo rincontrato mentre usciva dalla guest house dove ero appena arrivato a Esfahan,non mi aspettavo di rivederlo prima di Kyoto.La sera dopo usciamo cosi io,Sato,Yucari,Aoi,Estella e Miguel tutti insieme per cena,la mia ultima a aThamel.il giorno dopo mi trasferisco infatti a casa di Giulia e Marzia,grazie al fatto di aver conosciuto la prima durante la mia prima sera a Kathmandu,invitato all’ultimo momento nella festa franco-nepalese.Per sdebitarmi faccio l’uomo di casa,cucino una buona cena a base di risotto,frittata e pure che sembrano apprezzare.

Il 28 Ottobre viene anche il momento tanto atteso.La Vespa,l’aeroporto,il container,la Thailandia,poi.Con un palese ritardo arrivo davanti all’ufficio di Isowhar e appena il carpentiere e anche lui sotto l’ufficio possiamo partire in direzione dell’aeroporto.Una volta arrivato mi metto subito all’opera e devo ringraziare ancora “Eddy” ,se in circa mezz’ora la Vespa si puo dire smontata quel che basta per farla stare dentro ad un box dove fino ad un momento primai ragazzi mi guardavano male dicendo che non ci sarebbe mai entrata.

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Non mi resta che passare gli ultimi due giorni abbastanza tranquillamente tra l’ufficio di Ishwoar,l’internet point per aggiornare il sito e casa di Giulia e Marzia a cucinare.Il 30 Dovrei sbarcare nel primo pomeriggio a Bangkok,preceduto di un giorno dalla mia amata Vespa per la quale non nascondo una certa preoccupazione,chissa come la tratteranno….
Patan

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Incontri

La mattina successiva decido di tornare un attimo al bar dove avevo incontrato i ragazzi in moto per fare colazione.Qui dopo pochi minuti arrivano madre e figlia francesi insieme ad una famiglia nepalese.Magari non hanno voglia di conversare e me ne sto per i fatti miei-anche perche di primo acchito mi scambiano per indiano-poi la madre e troppo curiosa e viene a chiedermi da dove io venga.Conosco cosi Axhelle e la madre,entrambe di Gap,Shobhashakya ed i suoi due figli.

Axhelle,mamma,Shobhashakya con famiglia nepalese e Beppe

Dopo le solite chiacchere li seguo in una piccola escursione,passiamo un’oretta insieme e prima di separarci Axhelle mi invita ad una festa d’addio franco-nepalese per un loro amico francese,Olivier.Accetto al volo,sapendo che qualcosa di buono capitera,ci diamo appuntamento alle 19 in un posto abbastanza facile da trovare a Kathmandu e dopo 17.000 Km nelle peggior strade trovare il luogo senza chiedere informazioni ne avere una cartina di Kathmandu mi risulta estremamente facile.

Loro sono invece stupite di trovarmi esattamente nel luogo prefissato in perfetto orario ed in cinque minuti mi imbuco a casa di Thomas,altro simpatico francese.In un paio d’orette faccio la conoscenza di Giulia,siciliana trapiantata a Kathmandu per un paio di mesi,il tempo di finire la tesi sul Nepal,Christine Regnier,una simpaticissima signora francese proprietaria del ristorante “Delices de France” a Thamel,il quartiere “turistico-occidentale” che avro modo di odiare a breve e la famiglia di Shobhashakya.Venuto il momento di separarci riesco ad acciuffare al volo un’invito del padre di Shobhashakya per dormire da loro nella notte,li seguo,parcheggio la Vespa nel bel mezzo di un internet caffe(e ci rimarra tutto il giorno successivo,senza il minimo problema da parte loro ma quasi come un trofeo) e mi guadagno una bella dormita.

Il giorno successivo giro insieme ad Axhelle e mamma Patan,la citta dove mi trovo,che pur essendo una citta altro non e che la zona Sud di Kathmandu.Rispetto a Kathmandu e soprattutto a Thamel Patan e molto piu tranquilla,meno aggredita dai turisti ed il fatto di conoscere Shibhakya suo marito e famiglia mi fa sentire un po’ meno estraneo.Aoi,l’amica taiwanese messa a forza su un treno per Kathmandu intanto si mette in contatto e mi chiede di raggiungerla a Thamel,il quartiere ultra-turistico che le maledettissime guide Lonely Planet che tutti sembrano avere in mano cita.
thamel Mi sembra abbastanza maleducato abbandonarla a se stessa ,anche se per i giorni successivi mi si accozza a forza e la cosa mi da abbastanza fastidio,visto che avrei piacere di starmene un po’ solo e farmi due giri-solo- in Vespa.

Intanto passo a salutare Christine nel suo ristorante e beviamo un caffe,contatto Giulia e riesco a “prenotare” un paio di notti a scrocco a casa sua,mentre viene anche il momento di pensare a spedire la Vespa a Bangkok.
colazione con Marzia Trovato l’ufficio di Ishwoar in due giorni sistemiamo tutto.Una volta portata la Vespa all’aeroporto il 28 mi tocchera “smontarla” per farla stare nel suo box di legno per metterla sul cargo.Ovviamente piu e piccola la scatola meno costera la spedizione.Smontando la forcella anteriore ,togliendo il sellino e sgonfiata un po’ la ruota posteriore arriviamo alla cifra di 350 euro TUTTO compreso(carpentiere per il box in legno,tasse,spedizione ecc)Impacchettata la vespa il 29 partira per la Thailandia mentre a poco meno di 200 euro troviamo un volo per me il 30 Ottobre(il visto nepalese di due settimane scade il 1o Novembre)

Non mi resta che aspettare,abbandonare il piu presto possibile Thamel e fare qualche altro chilometro in Vespa,che per adesso si porta benissimo i 17.200 chilometri fatti da Torino.

niente ferma la mia Vespa

Beppe

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Paradiso nepalese

Dopo un’altra bella dormita ingrano la prima in direzione di Kathmandu,a soli 200 Km.La strada e pero bella,troppo bella per andare in fretta.Il traffico sparisce di colpo,l’asfalto e buono,la temperatura e perfetta e tutto intorno a me e stupendo.Perdo il conto delle soste per fare una foto o ammirare il paesaggio,mi tocca pure dare un passaggio ad un autostoppista ma,quando dopo mezz’ora capisco che il passaggio non e di pochi chilometri,mi tocca scaricare gentilmente il mio simpatico passeggero.

autostoppista

La strada e troppo bella e in 6 ore riesco a macinare poco piu di 110 Km.

ristoro Nepal Nepal ????

Alle 17 il sole comincia a nascvondersi dietro le montagne,raggiungo quota 2500 metri e decido di fermarmi ad un paesino a bere qualcosa di caldo.Dopo 5 minuti di un’improbabile conversazione con un simpatico vecchietto un po’ alticcio di cui capisco solo “pizza pasta everybody get” e non ne afferro molto il senso,arrivano una decina di ragazzi appena ventenni in moto.Vedono la mia Vespa e ci vuole poco tempo per fare amicizia.Dopo qualche chiacchera mi portano in paese,lascio Vespa e bagagli all’Hotel ed il resto della serata la trascorro in loro compagnia al bar del paese,mangio un’ottima cena e scopro la passione nepalese per le carte.Mi spiegano quello che sembra il gioco piu popolare,una sorta di briscola a 13 carte.Dopo un paio di mani,alle 21,mi guardano,guardano l’orologio e mi dicono che ormai e tardi,per loro e ora di andare a dormire.Mi accompagnano all’Hotel,ci salutiamo e m’incammino verso il letto ma la temperatura e veramente bassa,solo imbacuccato nel sacco a pelo e con due piumini sopra posso dirmi al caldo.

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India alle spalle….18 Ottobre

Dopo una bella dormitaalle 11 posso montare in sella alla mia Vespa,convinto che in un modo o nell’altro trovero una soluzione per il mio visto indiano,ormai scaduto.La strada non mi permette certo di riposarmi,percorrere gli appena 80 Km che mi separano dal confine mi costa oltre 6 ore di viaggio,con poche pause per cambiare le bende o fare benzina.Alle 17 circa sono a Raxaul,a pochi metri dall’agognato Nepal.Parcheggiata la Vespa non mi rimane che lasciare il Carnet de Passage nell’ufficio per i veicoli,e dirigermi accentuando leggermente la mia camminata zoppicante fino all’ufficio passaporti.Chiamarlo ufficio e troppo dignitoso,sono due stanzette piene di polvere e grigi registri buttati qua e la.Finita la partita a carte l’impiegato mi concede un po’ del suo tempo ma cominciano subito i miei problemi.Appena vede che il visto e scaduto mi chiede come sia potuto succedere e perche,gli spiego i fatti e dopo un po’ sparisce,dicendomi di aspettare.Ritorna poco dopo e non ci mette molto tempo a spiegarmi che per 2500 Rp-30 euro- posso avere il mio timbro d’uscita per l’India.Scendo a 2000 Rp,poi perdo la voglia di contrattare e voglio solouscire dall’India,pago i miei 2000 R$p e posso ammirare il mio bel timbro d’uscita.Mi dirigo subito all’ufficio veicoli,in 5 minuti facciamo tutto e posso cosi entrare in Nepal.

frontiera nepalese

Il confine Indo-nepalese e sicuramente il meno controllato che abbia visto,in pratica non esiste.Un continuo via vai di persone in entrambe le direzioni e nessun controllo vero e proprio dei passaporti rende le cose velocissime,parcheggio la Vespa davanti all’ufficio passaporti,compilo un foglio pago i miei 25 $ e lascio una fototessera ed ho cosi in 5 minuti scarsi il mio visto d’ingresso valido per 15 giorni.il carnet de Passage non sanno come compilarlo,gli spiego il tutto e tiro dritto al primo Hotel.

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Nuovamente in marcia….

Le giornate a Calcutta passano abbastanza velocemente e in modo piacevole.La mattina solitamente sono a Daya Dan,non distante dall’Hotel, a dare una mano insieme a molti altri ragazzi e ragazze come volontario alla casa di Madre Teresa,mentre i pomeriggi trascorrono in compagnia solitamente giapponese o a sistemare per bene la vespa,in attesa dell’incontro finale all’aeroporto per la spedizione.Il giorno decisivo pero non va come pensavo.Dopo un’attesa quasi estenuante all’aeroporto di DumDum chi si dovrebbe occupare della mia spedizione mi dice che c’e un problema.I costi di imbarco salgono salgono da 80 Rp(1.2 euro circa) per chilo a oltre 500.

Il motivo e che ,mi dicono,considerano la mia Vespa un carico “pericoloso”,devono quindi affitare in pratica un container intero e i costi diventano proibitivi.Devo quindi passare al piano B,ovviamente pronto,anche se l’idea non mi piace affatto.Vuol dire rimettersi in marcia per le strade indiane e tornare indietro fino a Kathmandu in Nepal,oltre 1000 Km,dove un’altro spedizioniere mi aspetta questa volta per un prezzo accettabile.A Kathmandu avevo infatti un contatto di riserva per la spedizione della Vespa nel caso qualcosa del genere fosse successo,mi rimangono quindi 4 giorni di relativa calma-siamo al 12,il mio visto scade il 17- e conto di partire il 16 mattina per essere alla frontiera il 17,giusto in tempo.

Le cose si complicano quando Aoi,un’amica taiwanese che lavora con me alla casa di Madre Teresa mi chiede di aggregarsi fino in Nepal.Come un pirla non me la sento di dirle di no,la cosa anche se difficile mi sembra fattibile e per due giorni proviamo diverse soluzioni dei bagagli-quasi 80 Kg in totale-fino a trovare una soluzione “quasi ” umana.

Le premesse non sono delle migliori,dopo un paio d’ore passate a cambiare l’ammortizzatore posteriore e un altro paio di lavoretti alla sera decidiamo di fare una prova generale,ma dopo appena 20 metri buco per l’ennesima volta la ruota posteriore,grazie ad un bel chiodo lasciato da chissachi.

Il 16 mattina dopo una colazione veloce partiamo,abbastanza motivati e ottimisti.Usciti dalla bolgia di Calcutta tutto sembra filare liscio,ma e solo la premessa a quello che potrebbe essere la fine del mio viaggio e non solo.

In piena autostrada faccio in tempo a sentire Aoi che lancia un urlo,la Vespa che sbanda,capire che la ruota posteriore e esplosa-maledette camera d’aria indiane- e serve a poco cercare di tenere la Vespa.Ci ritroviamo cosi sull’asfalto a 60 km/h e solo una gran botta di fortuna evita il peggio.Nessun camion assassino macchina o moto e vicino a noi ed il tutto capita esattamente davanti ad una scuola coranica,cosicche dopo 10 secondi,ancora prima di capire cosa sia successo,siamo circondati da ragazzi che ci danno una mano,fermano il traffico ed evitano altri incidenti.

Appena mi rialzo e mi riprendo un po’ vedo da una parte Aoi con la faccia coperta di sangue,dall’altra le Vespa che perde benzina dal serbatoio e non posso non pensare che ho davanti a me moltissimi problemi da risolvere.

Il problema principale e Aoi.Non ha il casco.Il giorno prima di partire le dissi che serviva un casco per lei e,nel mio linguaggio di persona abbastanza pratica significa<compra un casco per te>.Lei traduce il tutto con <ti compro un casco> e ci ritroviamo cosi alle 7 del mattino senza casco e con i negozi indiani che ancora dormono.Sul momento non posso far altro che guidare con la massima prudenza e sperare,ma quando la ruota esplode cambio completamente idea.

Aoi perde comunque molto sangue dal lato sinistro,non riesce ad aprire l’occhio e sul momento mi dice che non riesce neanche a vederci.I ragazzi intorno a noi sono gentilissimi,portata Aoi a lato della strada mettiamo le Vespa in salvo.L’acqua che portano per lavare la faccia ad Aoi e quasi inguardabile e non mi rimane che rifiutarla ed usare invece la nostra minerale con l’aggiunta di abbondante Amuchina.Finalmente l’occhio sinistro si apre,non sembra niente di grave ed il molto sangue viene da un’unica ferita vicino al sopracciglio.Adesso tocca controllare la Vespa.

Incredibilmente pare nuova,o quasi.Lo scudo si e un po’ inclinato,lo specchietto sinistro si e rotto ma e ancora utilizzabile,la seconda ruota di scorta messa sulla pancia sinistra a protetto cosi il resto e posso dirmi fortunato.Veniamo a me.Qualche ferita sul ginocchio,anca e braccio sinistro e varie sulle mani possono dirsi comunque poco,in fin dei conti.

I ragazzi ci dicono che a 100 metri che un piccolo ospedale,chiamala fortuna,e cosi in 5 minuti siamo li.Entrambi zoppichiamo,io faccio fatica ad usare le mani ed il braccio sinistro e varie mega-bolle d’acqua mi crescono su entrambe le mani,ma mi guardo bene da scoppiarle per adesso.Sono tutti molto gentili,ci danno le medicine -antibiotici generici- e ci guadagnamo pure una bella iniezione di qualcosa(con relativo mio quasi svenimento,vista la mia cronica paura degli aghi)Ci offrono pure un semplice pasto e l’ospitalita mussulmana si dimostra ancora una volta quasi insuperabile.Tornati al luogo dell’incidente troviamo tutte le nostre cose e la Vespa vicino alla scuola,e ovviamente nulla manca all’appello.Cambiata la ruota e controllato che tutto vada bene-per modo di dire-non ci rimane che rimettersi in marcia,dopo aver alleggerito il piu possibile la Vespa e lasciando cosi un cerchione,ciabatte,qualche vestito,un paio di scarpe e qualche libro,anche se penso che nessuno potra mai apprezzare O.Wilde o Pascal nel giusto modo.Comunque ho gia deciso,nella mia testa,la prossima cosa da fare.Comprato un casco per Aoi il viaggio prosegue tranquillo ma alle 8 di sera,dopo 12 ore circa,siamo a d appena 280 Km da Calcutta.Aoi capisce cosa io abbia in mente quando parcheggio la Vespa davanti alla stazione dei treni di Bardhaman.Non e un’opzione ma l’unica cosa fattibile,dopo l’incidente mi sento comunque abbastanza in colpa e magari la prossima volta non ci andra cosi bene,senza contare il tempo,quasi scaduto….

quasi in Nepal

Non l’abbandono certo in malomodo,le trovo un treno alle 22.30 in modo da potere ancora mangiare cena insieme-offerta da me,ovvio-con calma.Scopro pero che l’incidente non e stato senza conseguenze,il monitor della mia Olumpus e imploso-come quello della videocamera,tra l’altro-ma fortunatamente le lenti sono salve e continua comunque a funzionare.Riprendo cosi la mia marcia con oltre 60 chili in meno da dover tenere sulla strada,il freddo comincia a farsi sentire mentre mani e braccio sinistro mi fanno sempre piu male.Sono anche stanchissimo e alle 7 del mattino sono ancora ad oltre 4-500 chilometri dal confine.Decido di prendere una scorciatoia per Patna che anche se mi fa risparmiare forse un’ora mi fa bucare altre due volte lungo la strada ,mi costringe ad uno sforzo notevole visto che per quasi 150 chilometri la strada quando non e sterrata e semplicemente pessima.La seconda foratura e poi indimenticabile,visto che avviene nel bel mezzo di un mercato e mi ritrovo a cambiare la ruota sporco,nervoso,con le mani doloranti,grondante di sudore circondato da curiosi che mi spingono e per fare il giro della mia Vespa devo spingerli indietro e buttare qualche parolaccia in italiano.Alle 8 di sera devo comunque arrendermi,e buio,la frontiera e ancora ad oltre 80 Km,la strada e come al solito pessima cosi come lo stile di guida indiano,alcune ferite cominciano a prendere un brutto colore oltre a fare male (e le medicine sono ovviamente in mano di Aoi)la medicazione del braccio sinistro visto la temperatura e diventata un tuttuno con la ferita,le mani ormai faccio fatica ad usarle e mi fermo cosi a Muzzarfurpur.Mi fermo alla prima farmacia,qui incontro dei ragazzi gentilissimi che mi portano prima dal dottore,poi si fanno in quattro per trovare una guest house,la prima non mi accetta perche pensano che io possa essere un terrorista(!) ma alla seconda non fanno storie.Mangio una cena gigantesca,mi do una lavata e mi addormento come un sasso,il mio visto e scaduto ma trovero una soluzione anche per questo….

dopo l'incidente
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Calcutta

Sistematomi in Sudder Street passo i primi giorni a riposarmi e spostarmi da un Hotel all’altro fino a trovarne uno economico (3 euro al giorno) che si possa dire pulito e decente.Non perdo pero troppo tempo,visto che il 17 Ottobre il visto scade e,se prenotare un volo anche all’ultimo per Bangkok non presenta difficolta,la spedizione della Vespa prende sicuramente piu tempo.Al 9 Ottobre dovrei,forse,avere il via libera per la spedizione sperando di poter concludere tutto entro il 15, ringraziando il buon Dino per tutto.

john 'Massaua

Le giornate scivolano via nella pace piu assoluta.Solitamente in compagnia di Yucari una ragazza giapponese-abitudine….-conosciuta per caso la quale,dopo un anno vissuto in India,si dimostra un ottima guida oltre ad essere molto simpatica.Conosciuti poi altri suoi amici francesi e giapponesi, John(si chiama Mossawa,ma John gli piace molto di piu..)un ragazzo indiano,e qualche curioso venuto a conoscenza del fatto che vengo dall’Italia in Vespa,mi dedico a qualcosa che in fin dei conti non ho ancora avuto il tempo di fare.Posso cosi fare per la prima volta il “turista” comunque a modo mio,girando in Vespa,riuscendo a farmi fermare perche vado in palese contromano(ma la solita sceneggiata del turista perso che non parla inglese funziona sempre) e cercando di fare meno foto possibile.Ad Armistar ricordo che Anitia mi disse che per lei la fotografia era una passione e aveva fatto 20.000 foto in India!20.000 foto secondo me non sono una passione ma un’ossessione,sono talmente tante che nessuno avra mai voglia di vederne neanche l’1% e lei non avra mai voglia di mettersi a “selezionarle”.Perdono quindi senso,fare 20.000 foto e come non farne nessuna.

Trovo poi di cattivissimo gusto fotografare la poverta,che qua e molta e un po’ ovunque,e non sopporto le turiste cinquantenni che vanno in giro a coppie in cerca di qualche scatto commuovente da far vedere tornate a casa.

Dopo questa breve vacanza semi-forzata ma piacevolissima a Calcutta, il 17 Ottobre dovrei poter mettere piede in terra Tailandese,per l’ultimo tratto del mio percitour,poco piu di 4000 Km circa(superata intanto la soglia dei 15.000 Km) attraverso Thailandia,Malesia,ancora Thailandia,Laos e Vietnam,prima di entrare in terra giapponese.

Aoi & Beppe

Beppe

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Di necessita virtu…….

piove?

Il 30 Settembre,sistemata e pulita a tutta la Vespa compresa una meritata pulita completa al carburatore dopo quasi 14.000 Km,ed una veloce visita al Taj Mahal al tramonto -ma solo dall’esterno,visto che alle 18 chiude l’ingresso ai visitatori-decido di ritirare dei soldi col bancomat ma ho una brutta sorpresa.Scopro che il mio credito residuo e di appena 30 euro,essendo che il mio bancomat “principale” della Sanpaolo continua a non funzionare,con unica eccezione della Turchia,ormai da quando ho lasciato l’Italia due mesi fa.Sommati a quanto ho nel portafoglio fanno 37 euro e dopo una veloce controllata alla cartina prendo una decisione netta.Da Agra a Calcutta,mia ultima meta in India prima di imbarcarmi per Bangkok o la Malesia,sono 1400 Km.Fanno,secondo i miei calcoli,35 euro di bezina-(circa 60 centesimi al litro)
La mattina del primo Ottobre,dopo una visita dovuta al Taj Mahal e aver polemicizzato per quasi 5 minuti con la sicurezza che non vuole farmi entrare con i cavetti USB della fotocamera(!) caricati i bagagli parto deciso,pronto a macinare 1400 Km sulla Vespa senza quasi soste.Salvo i soliti incidenti evitati per un pelo e quasi 100 Km di pioggia dopo 30 ore e 12 pit-stop per la benzina sono a soli 40 Km da Calcutta.Qui i lampi ed i fulmini che vedevo in lontananza sono ora sulla mia testa e due goccediventano in un attimo una tempesta.Faccio appena in tempo a coprire tutti i miei bagagli ma oramai,essendo completamente fradicio e a soli 40 Km dalla meta,non avrebbe senso fermarsi.Ingrano la seconda e piano piano,con gli ultimi 4 litri nel serbatoio e poco piu di 1 euro nel portafoglio,arrivo a Calcutta.La solita storia si ripete,come una perseguzione.Le indicazioni si contraddicono,i centri citta non sono centri citta e a tutto questo si aggiunge che,dopo aver chiesto in 8 Hotel e aver sempre ricevuto la stessa risposta”siamo pieni” ma a volte e palese che non sia vero.

Se non posso soddisfare il sonno,oltre 30 ore di guida quasi ininterrotta in India stancano parecchio,almeno la fame e da accontentarsi.Nel frattempo scopro di potere nuovamente ritirare con la postepay ,torna un po’ di buonumore e il cibo completa l’opera.Resto pero fradicio e non mi rimane di cambiarmi in strada,davanti agli occhi abbastanza divertiti di una piccola folla di ragazzini molto vivaci.intantyo la Vespa va in riserva e si aggiunge il problema della benzina.strada facendo un altro problema,fastidiosissimo,si aggiunge.La ruota posteriore si buca e mi tocca perdere altro tempo e fatica.Vicino alla stazione dei treni trovo un benzinaio e proprio davanti alla stazione decido di passare la notte,meglio di niente.Tutti i posti migliori sono occupati e di dormire per terra,a Calcutta,dopo un temporale del genere,e fuori discussione.Tento varie posizioni,ma dormire SU una vespa rimane veramente il posto piu scomodo mai provato,altro che treni o panchine.Alle 4 di notte,dopo 2 ore di sonno disturbato,un cane decide di prendermi di mira per i suoi ululati,si piazza a due metri da me e comincia ad ulularmi in faccia.Mi sposto e prendo possesso,col permesso dei tassisti a cui devo fare parecchia compassione,di una portantina di legno li vicina.posso cosi dormire fino alle 6.30,ora in cui i clacson cominciano nuovamente a farsi vivi.Il giorno comincia nel peggiore dei modi,quindi,nel traffico e coi clacson.Nell’odissea per trovare un ostello foro ben 3 volte(!!) e mi girano veramente le scatole,fidatevi….4 forature in 13 ore penso possano entrare di diritto nel Guinnes dei primati.

Dopo molte indicazioni e un altro pieno trovo pero Sudder Street,la via con decine e decine di Hotel Ostelli e turisti.Qui posso finalmente fermarmi,scaricare i miei bagagli e godermi un meritato riposo…..

a meta strada per Calcutta
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Direzione Calcutta

Chandigarth sembra un citta europea,con le sue strade a scacchiera,pulita e dove tutti mettono il casco.Proprio mentre faccio un breve giro per trovare un bancomat riesco ad essere fermato dalla polizia che vorrebbe farmi 4 euro di multa perche non ho il casco,uso la tipica tecnica “non capisco cosa tu stia dicendo” e dopo un po’ mi lasciano andare.Lasciatala il 28 mattina mi dirigo verso Delhi.Con la mia solita fortuna capito in mezzo ad una festa -penso induista- e mi ritrovo imbottigliato piu volte per la strada.Anche trovare i centro non mi e facile,per il solito motivo che gli indiani mi mandano una volta in un posto,un’altra nell’altra direzione.Alla fine trovo comunque quello che sembra il centro e tramite i pochi turisti che trovo-capisco che mi conviene chiedere a loro-trovo anche la zona dove ci sono gli Hotel.
Dove ci sono solo Hotel.Dall’Iran in poi infatti noto come tutte le attivita simili fra loro,invece di essere distribuite in modo piu o meno omogeneo nelle varie parti delle citta,tendono a concentrarsi.Dove c’e un meccanico,ce ne saranno altri 10-20-30.Dove un Hotel,un’altra decina almeno,e cosi via.
Da Dehli ad Agra tocco il mio punto piu basso con le strade indiane.Invece di percorrere i neanche 200 Km che dovrei,grazie agli ottimi consigli degli indiani riesco a farne 450 in oltre 12 ore di viaggio senza soste,tra autostrade sbagliate,vicoli ciechi,nuvole di moscerini,animali ovunque ed un gran nervoso,per la verita.Alla fine,stanco ed affamato,posso dire di essere ad Agra,a due passi dal Taj Mahal…..
eccoti finalmente! Rimango pero con molti problemi.Oltre al bancomat che da varie noie(l’ultima volta mi ha detto che non avrei potuto piu prelevare,strano e poco rassicurante per la verita) la Vespa comincia pian piano,dopo quasi 14000 Km,a perdere i pezzi.Lo specchietto destro manca ormai da Van,quando ha deciso di staccarsi di netto mentre ero in marcia.Gli ammortizzatori,soprattutto negli ultimi 10 giorni,sono stati messi a durissima prova,cosi come la mia schiena .Evitate le zecche e passato il male alla gamba sinistra per la caduta ho rimediato pero una strana puntura sulla gamba destra che ha tutti i sintomi di una infezione interna,dal colore e dal suo propagarsi.Oggi comincio pero la cura con le compresse di penicillina,che fortunatamente ho pensato bene di portarmi,e speriamo che basti.la profilasssi contro la malaria ho dovuta evitarla,visto che da effetti indesiderati per chi guida,e terro il malarone come cura,anche se non lascio nulla al caso tra antizanzare e zanzariera trattata.Arrivato a Calcutta ancora non so come spediro la vespa in Thailandia o Malesia,e con il visto che scade il 17 Ottobre devo muovermi.Non fosse per le strade e lo stile di guida indiano l’umore e buono anche se non nascondo una certa fretta di mettere piede e ruote da 10″ in terra giapponese,per riabbracciare Saki.Ma visto che questo e un diario del viaggio e non della mia vita personale,di cui sono geloso,anticipo gia ora che il racconto,il percitour, finira nel momento in cui io saro sotto casa sua,mettero la Vespa sul cavalletto e saliro le scale,magari con un fiore in mano.
Un saluto dalla calda Agra
Beppe

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